venerdì 27 ottobre 2017

Non è un paese per bici

Ieri sera ho avuto un confronto con mia moglie, nato dopo aver visto l'ennesimo video di protesta, nei confronti dei fatti che mi accadono ogni giorno, a me e alle mie varie tipologie di biciclette. Mi faceva presente, se non volevo far crescere mia figlia Sofia orfana di padre, che non avrei più dovuto usare la bicicletta, almeno per andarci al lavoro.

Il problema è che ha assolutamente ragione.

Tengo a precisare che non è un problema solo italiano. Su youtube trovate molti video simili ai miei, tipo questo:

Qui siamo nella civilissima Inghilterra ma ce ne sono anche in Svizzera, Germania, USA, non fa differenza. Forse in Olanda, dove la mentalità è completamente diversa, ecco lì no. Quello è il paese per le bici, come sappiamo bene. Perchè c'è una educazione specifica, ragionata.
La bicicletta è un arredo urbano. L'automobilista la vede come un oggetto fermo, inanimato, che non si muove e che, al più, può essere un intralcio. Come un rallentatore stradale, che è lì ma che deve essere aggredito con il suv, alto con le sue ruotone. La bici è un oggetto e sopra di essa non c'è un essere umano ma un oggetto.

E' una questione di educazione, non c'è dubbio. Perchè, in parte, anche moto e soprattutto motorini sono considerati così. E' come in India, dove all'incrocio non passa per primo chi ha la precedenza ma chi è più grosso. Ovviamente questo scatena incidenti e morti ma la regola rimane.

Provate a guardare per una decina di minuti un passaggio pedonale. Fate la statistica di quanti si fermano e quanti invece non danno la precedenza alle signore anziane o ai bambini che devono attraversare. Nessuno si ferma, perchè hanno fretta. E tanto non ci sono i controlli, quindi chi me lo fa fare di fermarmi? Educazione, si tratta in generale di educazione. Ci sono marciapiedi  malconci dove un disabile non riesce a muoversi e magari deve fare un tratto in contromano e anche lì, in pochi si fermano, per non dire nessuno. Cose viste a Borgomanero.

Cosa fare?

Per la bici, i problemi in realtà sono due: l'incidente in se, che causerebbe danni fisici e non è prevedibile, vista la distrazione oramai incancrenita dell'automobilista medio. Perchè c'è il cellulare, perchè devo andare che ho la bambina che esce da scuola, perchè sono di fretta e non so nemmeno se è fretta o semplicemente mi hanno fissato in testa che se non vivo la vita di fretta non sono degno di vivere in questa società. Tutti distratti, tutti che devono fare tutto sempre e subito. Tutto finto, in realtà perchè quella fretta non c'è. Basta uscire di casa 5 minuti prima...

Qui c'è poco da fare. Ci sono però delle azioni possibili come usare bene lo specchietto (che dovrebbe essere obbligatorio), stare BENE IN MEZZO in prossimità delle rotonde (unico sistema per non farsi arrotare). E stare più o meno a 40- 50 cm dalla striscia bianca, in prossimità (come dice il cds) ma non sulla riga bianca. Perchè è come dire "stai attento, ci sono anche io". E ovviamente,colori e luci, come un albero di Natale. Ero anche tentato di mettermi un cartello su retro con scritto "per favore, non mi ammazzare".

Il secondo problema è l'eventuale reazione alle mie rimostranze. Ultimamente reagisco con una certa calma. Ve lo giuro. Lo faccio notare, è vero, con tono deciso ma senza parolacce. Però, dice mia moglie, non sai mai chi ti trovi davanti. Puoi trovare quello che ha la luna storta e, mentre sei lì che ti controlli le ferite, ti finisce. Come l'episodio della Val Susa, con il motociclista speronato in rotonda a tutta velocità per aver protestato. Qui ha sempre ragione mia moglie, non devo reagire. Gandhi. Al più faccio vedere che ho la telecamera, cosa che devo dire funziona alla grande. Ma, detto questo, c'è da andarsene a gambe levate. Lì la soluzione c'è. Sempre che non ti becchi quello che lo fa intenzionalmente e allora c'è solo da farsi il segno della croce e sperare che non abbia troppa mira.

Ma la soluzione definitiva è una sola, la più triste.

Usare la macchina per gli spostamenti casa-lavoro. Basta fare il bastian contrario. Ammazzarsi ma in mezzo alle lamiere. E' sicuramente più socialmente accettabile. I morti in macchina o quelli per l'inquinamento passano inosservati. Sono dovuti. E' il prezzo per il progresso e la modernità. Perchè un'auto che ci mette 40 minuti in coda per fare 10 km e poi altri 15 minuti per trovare posteggio è più efficiente di una bicicletta che in 30 minuti ti fa arrivare PUNTUALE a qualsiasi appuntamento.

In un mondo paradossale, questa è la percezione della realtà. E, tu, brutto sporco ed ecologista, in bici, vedi di uniformarti, altrimenti ti tiro sotto, che te la cerchi proprio.

Un paio di considerazioni, però, a margine di questa mia resa incondizionata.

Vi ricordate il telefilm dei “Chips”? Loro giravano Los Angeles 12 ore al giorno in motocicletta. Perlustravano, controllavano, osservavano. Anche durante la pausa pranzo, se arrivava la chiamata a Mary 3 e 4, loro scattavano, chiedendo magari rinforzi. E gli automobilisti, tranne pochi scemi, erano tutti in coda ordinati. “Buongiorno agente, come va?”. Patente e libretto, quattro chiacchiere e Ponciarello a volte rimorchiava pure. Tutti cortesi, tutti rispettosi del codice della strada. Tranne i vari delinquenti di turno, che venivano però puntualmente sgamati. Io a Los Angeles ci sono andato. Non ho incontrato Ponch e Backer ma le pattuglie che girano le ho viste. Se c’è controllo c’è rispetto. Invece qui, mi dispiace dirlo, non c’è traccia. Pattuglie in giro ne vedo veramente pochissime, almeno dalla mie parti. Basterebbe quello. E invece no, non ci sono soldi nemmeno per la benzina. Sempre la stessa scusa. Evabbè. Se proprio vogliamo migliorare la situazione sulle strade basta questo. Controlli, pattuglie che girano. Una volta giravano, anche in Italia, che è successo nel frattempo?

Quello americano é stato un viaggio stupendo, il viaggio di nozze nel far West. Sapete perché stupendo? Perché potevamo andare entro i limiti di velocità senza che nessuno ci facesse i fari o sorpassi in striscia continua come se non ci fosse un domani. Si arriva a destinazione ma con calma e ci arrivi, godendoti il viaggio, sulla tua infinita Route66, in relax. Ma se sgarri, la paghi molto salata. “Vai come e dove vuoi. Ma se sbagli, sono cazzi tuoi”.

Altra considerazione.

La macchina. Avete mai fatto due conti su quanto si spende per mantenerla? Credo di sì. Un automobilista medio spende il 30 percento del suo reddito per mantenere la macchina, tra rate e spese di gestione. Questo significa che se fossimo come i Newyorkesi, dove praticamente nessuno possiede una vettura perché ci si sposta efficientemente con i mezzi pubblici o a piedi, potremmo godere del 30% in più del nostro stipendio. O, in altro modo, potremmo lavorare 3,5 giorni anziché 5 perché un giorno e mezzo a settimana lo impieghiamo per pagare le spese della macchina con cui andiamo al lavoro. Praticamente giovedì pomeriggio saremmo già a casa. Qualcuno potrebbe dire “sono troppo lontano, non ci sono alternative”. Ok, ma la statistica dice che in Italia il 50% degli spostamenti casa lavoro avviene entro i 5 km, distanza compatibile con l’uso di una bicicletta. Vedi Olanda, dove questa cosa l’hanno capita dagli anni ’70.

La questione è che l’auto è un sistema eccezionale per riversare risorse che andrebbero in salute e tempo libero, in tasse. Un sistema eccellente che ci schiavizza, come se non lo fossimo già abbastanza. Pure i tumori causati dall’inquinamento, gli infortuni gravi e permanenti che vengono causati dagli incidenti, è tutto PIL che aumenta, a vantaggio di cliniche e ospedali privati.

Oggi tento ancora la bici.

Ma domani è un altro giorno. Domani macchina, lo prometto. Devo riuscire a perdere sto maledetto vizio dimmerda.

Basta bici, nuoce gravemente alla salute.

2 commenti:

matteo de chirico ha detto...

Sacrosanto, anche l'approccio ironico del finale, nella sua amarezza mostra una grande verita'.

MINO_73 ha detto...

Questo articolo molto amareggiato e disilluso è molto triste. Prima di dare forfait, anche se la statistica non è né un dispositivo di sicurezza né una scusa per mettersi il paraocchi, diamo un'occhiata a quello che dovremmo aspettarci quando scegliamo come muoverci:

https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.istat.it/it/files/2016/07/Incidenti-stradali-2015.pdf%3Ftitle%3DIncidenti%2Bstradali%2B-%2Bdati%2Bprovvisori%2B-%2B19/lug/2016%2B-%2BTesto%2Bintegrale%2Be%2Bnota%2Bmetodologica.pdf&ved=0ahUKEwjqz5mhnZDXAhXK2hoKHUC4AtMQFggoMAE&usg=AOvVaw2aSXIt3wl9VStccPBk_nwp

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/statistica-biciclette-incidenti-morti